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mercoledì 1 gennaio 2020

CITTADINI DEL MONDO N° 7 Quel muro di Troia (prima parte) Turchia/ Italia


QUEL MURO DI TROIA: (prima parte) – Turchia/Italia

Il seguente racconto, ambientato sia a Troia (Turchia) sia in Italia, spiega con un esempio pratico “sul campo” la cruciale differenza tra il “cercare” e il “trovare”, che altrimenti, espressa soltanto astrattamente, senza riferimento alla realtà, potrebbe presentare qualche difficoltà di comprensione.

Le citazioni di autori o di personaggi famosi fuori dal contesto sono sempre pericolose, perché, come è stato ripetutamente osservato, chi legge, proiettando, legge se stesso. Questa è la prima cosa da tenere in considerazione quando si cerchi di capire che cosa abbia inteso comunicare quell’autore con quelle precise parole. Per un autore che ne citi un altro, esiste un modo efficace di mostrare la propria interpretazione: quello di illustrarla, quando possibile, con esempi tratti dal suo vissuto personale, e poi commentare questo vissuto alla luce della citazione. Ne Il Nostro Canto Libero, il primo volume della serie
Cittadini del mondo, avevo citato un passo dal Siddharta di H. Hesse, in cui l’autore puntualizzava la differenza tra il “cercare” e il “trovare”. Lo ripeto di seguito per chi non avesse letto il libro perché qui sta la chiave di lettura dei cinque libri della serie. E, molto più importante, la chiave di lettura della nostra vita:

Un paio di giorni prima della partenza (via terra per l’India), non sapevamo ancora se portare con noi dei libri, oltre alla preziosa guida. Dopo esserci posti la classica domanda, cioè quale libro avremmo portato su un'isola deserta, scegliemmo con entusiasmo Siddharta, di Herman Hesse. Ma, per qualche ragione, questa decisione risvegliava in noi un certo disagio. E se lo rileggessimo a voce alta, a turno? Questo risultò un ottimo passo avanti.

giovedì 26 dicembre 2019

CITTADINI DEL MONDO N° 6 La polizia turca,Canakkale - Turchia


LA POLIZIA TURCA - Canakkale, Turchia

“Manrico, vieni qui. Vuoi comprare una Beretta?”

“Nemmeno per sogno! Al prossimo posto di blocco la polizia ti ferma, ti perquisisce ed è fatta. Ti mettono dentro e non esci più. Le galere turche sono anche troppo famose... ”

Cosí Manrico aveva risposto al mio invito a comprare una Beretta che gli avevo fatto sulla cima di un passo turco, in una fredda e buia notte di neve e di gelo, quando, dopo essere stati costretti ad accodarci ad una lunga fila di veicoli fermi per un incidente stradale, eravamo usciti per renderci conto della situazione. In quella occasione, alcuni attimi prima di rientrare nel veicolo, eravamo stati abbordati da due tipi, uno dei quali teneva in mano una pistola, che, dopo i primi convenevoli ci offrí in vendita con la piùgrande disinvoltura. (Vedi la storia “Sulla strada” ne “Il nostro canto libero”). Ed io, poco dopo, ne avevo diplomaticamente dirottato la vendita su Manrico. Il commento di Manrico, presto dimenticato nel cassetto della memoria, riaffiorò, guarda caso, proprio in Turchia, molti anni dopo il nostro ritorno dall’Australia, quando, all’una di notte di una certa domenica, i poliziotti di una pattuglia della polizia ci indussero a seguirli alla centrale di Cannakale. Non avevamo nessuna idea del perché.